Vent’anni, nel vino, significano attraversare cambiamenti profondi: mercati, linguaggi, consumi, generazioni. Ancora di più se tutto questo accade a Napoli, in una città che negli ultimi due decenni ha trasformato radicalmente la propria immagine e la propria capacità attrattiva.
Quando ne avevamo parlato durante l’Anteprima, Maurizio Teti raccontava VitignoItalia con la consapevolezza di chi vede arrivare un traguardo costruito lentamente, anno dopo anno. Oggi quel passaggio simbolico prende forma alla Stazione Marittima di Napoli, dove dal 17 al 19 maggio tornano produttori, buyer, giornalisti e appassionati per celebrare la ventesima edizione.
«Tenere in piedi un evento così importante in una città complessa come Napoli non è scontato: servono coraggio, visione e determinazione», raccontava Teti durante l’intervista. Dentro questa frase probabilmente c’è il senso più profondo della più grande rassegna enoica del Sud Italia.
Oggi è facile vedere i numeri: 250 aziende, 2000 etichette, buyer internazionali, masterclass, territori, istituzioni. Più difficile ricordare cosa significasse, vent’anni fa, immaginare un grande appuntamento nazionale del vino per il meridione. In anni in cui Napoli veniva raccontata soprattutto attraverso le sue emergenze e alcune aziende del Nord telefonavano per capire se tutto si sarebbe davvero svolto.
La trasformazione più grande è stata la credibilità, VitignoItalia non deve più spiegare perché esiste, fa parte del calendario del vino italiano e negli anni ha costruito qualcosa che supera la semplice degustazione: relazioni, fiducia, continuità, riconoscibilità.
Accanto alla Campania e alle sue vecchie annate con una grande degustazione proprio dedicata all’anno di fondazione della manifestazione, il 2006, la tre giorni ospiterà tutta l’Italia del vino, dai territori storici del Chianti fino al Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, passando per focus dedicati ai vitigni rari italiani, alle viti a piede franco e alla viticoltura vulcanica tra Vesuvio, Etna, Colli Albani e isole ponziane.
Non resta che alzare i calici. Non soltanto per degustare, ma per celebrare un percorso che in vent’anni ha accompagnato la crescita del vino del Sud e, insieme, il cambiamento di Napoli stessa.
Auguri VitignoItalia.






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